industria della traduzione

12 01, 2022

Levent Yildizgoren, Good Business in any Language. How to thrive in global markets

2022-01-12T10:24:55+00:00 12 Gennaio 2022|0 Commenti

Levent Yildizgoren, Good Business in any Language
Questo non è un libro che parla di traduzioni, ma un ottimo strumento per le piccole e medie aziende intenzionate ad approdare in nuovi mercati. E il mondo globalizzato di oggi, ormai è chiaro a tutti, non è che un piccolo villaggio. Del resto questo lo sapeva bene già Leopardi:

Ahi ahi, ma conosciuto il mondo
non cresce, anzi si scema, e assai più vasto
l’etra sonante e l’alma terra e il mare
al fanciullin, che non al saggio, appare.

Ecco, questo volume è una sorta di manuale d’uso per le aziende che hanno deciso che il loro mercato nazionale è diventato troppo piccolo, o – il che è lo stesso – che altrove ci possono essere opportunità interessanti di cui approfittare. Il libro nasce dall’esperienza trentennale dell’autore nell’aiutare le aziende ad ampliare il loro focus, ed è decisamente pratico e diretto al punto.

Il volume guida l’imprenditore attraverso un processo in cinque fasi:

    1. fare ricerche per scoprire quali possono essere i mercati più adatti per il proprio prodotto o servizio;
    2. raccogliere informazioni su quei mercati;
    3. iniziare la pianificazione pensando ai dettagli;
    4. preparare il lancio verificando che tutto sia in ordine; e, infine,
    5. partire con le operazioni, risolvendo gli inevitabili contrattempi e soprattutto sfruttando le opportunità che si presenteranno, come conseguenza di tutte le fasi precedenti (se saranno state curate per bene).

Un piccolo appunto: il libro è (comprensibilmente) pensato soprattutto dal punto di vista britannico, e dunque per un lettore italiano ci sono parti (non tante, per fortuna; mi riferisco in particolare al secondo capitolo, dedicato alla situazione britannica in relazione al commercio globale) che andrebbero “localizzate”. Ma del resto “In Italia è diverso!” – l’obiezione tipica che Renato Beninatto si sente muovere di frequente quando afferma che tutti i mercati sono uguali (e dunque con molte possibili varianti: “En France c’est différent !”, “¡En España es diferente!” e così via). Ovvero: “Eh, ma tu non capisci, questo vale in America, ma in Italia è diverso!” Si tratta quindi di un approccio, peraltro giustificabile, su cui si può transigere.

Per riassumere: la “conquista” di mercati esteri è oggi sia una necessità che una grande opportunità. E quindi ben vengano libri come questo, frutto di tanta esperienza sul campo e non di accademia, che prendono l’imprenditore per mano e lo guidano attraverso scenari complessi schematizzando e semplificando i processi. Questa non è un’opera rivoluzionaria e non contiene ricette sconosciute o miracolose per il successo, ma ha il gran pregio di mettere insieme in maniera organica e sensata un processo da seguire per giungere a mercati nuovi e differenti.

4 05, 2021

Quando si potrà

2021-05-04T08:54:37+00:00 4 Maggio 2021|0 Commenti

Quando si potrà
Ricordo una sera, terminata la sessione di lavoro di una conferenza ALC (era giugno 2005, lo ricordo bene perché era il sabato immediatamente precedente l’annuncio dell’acquisto di Trados da parte di SDL – certe cose si sedimentano dentro di te con immagini e colori e profumi e aria), in cui un collega disse:

Tu credi che lunedì mattina, quando i nostri colleghi torneranno in ufficio, metteranno in pratica quel che hanno sentito, le esortazioni a cambiare, a fare meglio eccetera e di conseguenza cambierà tutto?

Era una domanda retorica, ma mi colpì. Perché io credo che cambiare sia una sorta di imperativo categorico per chiunque, un dovere morale oltre che un mezzo per stare meglio. Però poi cambiamo davvero?

Quant’è cambiata l’industria della traduzione in questi anni! Il fermento delle acquisizioni c’era allora come ora, e tanti protagonisti di oggi non esistevano all’epoca; ora abbiamo due aziende, RWS e il mio mito TransPerfect, entrambe pronte a superare il miliardo di dollari di ricavi nell’anno corrente. Sono cambiati i sistemi, sono cambiate le tecniche, sono cambiati gli strumenti, sono cambiati gli attori.

Oppure è rimasta esattamente uguale. Oggi è tutto digitale e velocissimo, un sintagma pare essere il fondamento del mondo, eppure è tutto lo stesso: le traduzioni per aziende sono fatte da persone per persone, sono imperfette e bellissime, un lavoro ripetitivo eppure magico.

E io le ho studiate, le traduzioni per aziende: sono entrato per caso in questo mondo ma poi mi ci sono applicato, ho prodotto articoli, un libro che è stato importante, conferenze e chiacchiere, tanti clienti soddisfatti. Citando Pavese:

La mia parte pubblica l’ho fatta – ciò che potevo. Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti.

È un po’ quello che accade ora con il Covid: non potendo fare determinate cose ci viene bene dire che, quando si potrà, faremo questo e quello; ma la natura umana è una e non cambia, e non saremo più buoni o più onesti a Covid messo fuori gioco.

Ecco: oggi ricordo quel sabato sera del 2005, quell’albergo di Pasadena, quella sensazione del sapere prima che tutto lì per lì pareva cambiare ma, a pensarci bene, a guardarci bene fino in fondo, tutti sapevamo che non sarebbe cambiato nulla. Tant’è che oggi, sedici anni dopo, siamo ancora qui a contarcela.

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