Quando si potrà

2021-05-04T08:54:37+00:00 4 Maggio 2021|0 Commenti

Quando si potrà
Ricordo una sera, terminata la sessione di lavoro di una conferenza ALC (era giugno 2005, lo ricordo bene perché era il sabato immediatamente precedente l’annuncio dell’acquisto di Trados da parte di SDL – certe cose si sedimentano dentro di te con immagini e colori e profumi e aria), in cui un collega disse:

Tu credi che lunedì mattina, quando i nostri colleghi torneranno in ufficio, metteranno in pratica quel che hanno sentito, le esortazioni a cambiare, a fare meglio eccetera e di conseguenza cambierà tutto?

Era una domanda retorica, ma mi colpì. Perché io credo che cambiare sia una sorta di imperativo categorico per chiunque, un dovere morale oltre che un mezzo per stare meglio. Però poi cambiamo davvero?

Quant’è cambiata l’industria della traduzione in questi anni! Il fermento delle acquisizioni c’era allora come ora, e tanti protagonisti di oggi non esistevano all’epoca; ora abbiamo due aziende, RWS e il mio mito TransPerfect, entrambe pronte a superare il miliardo di dollari di ricavi nell’anno corrente. Sono cambiati i sistemi, sono cambiate le tecniche, sono cambiati gli strumenti, sono cambiati gli attori.

Oppure è rimasta esattamente uguale. Oggi è tutto digitale e velocissimo, un sintagma pare essere il fondamento del mondo, eppure è tutto lo stesso: le traduzioni per aziende sono fatte da persone per persone, sono imperfette e bellissime, un lavoro ripetitivo eppure magico.

E io le ho studiate, le traduzioni per aziende: sono entrato per caso in questo mondo ma poi mi ci sono applicato, ho prodotto articoli, un libro che è stato importante, conferenze e chiacchiere, tanti clienti soddisfatti. Citando Pavese:

La mia parte pubblica l’ho fatta – ciò che potevo. Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti.

È un po’ quello che accade ora con il Covid: non potendo fare determinate cose ci viene bene dire che, quando si potrà, faremo questo e quello; ma la natura umana è una e non cambia, e non saremo più buoni o più onesti a Covid messo fuori gioco.

Ecco: oggi ricordo quel sabato sera del 2005, quell’albergo di Pasadena, quella sensazione del sapere prima che tutto lì per lì pareva cambiare ma, a pensarci bene, a guardarci bene fino in fondo, tutti sapevamo che non sarebbe cambiato nulla. Tant’è che oggi, sedici anni dopo, siamo ancora qui a contarcela.