Levent Yildizgoren, Good Business in any Language
Questo non è un libro che parla di traduzioni, ma un ottimo strumento per le piccole e medie aziende intenzionate ad approdare in nuovi mercati. E il mondo globalizzato di oggi, ormai è chiaro a tutti, non è che un piccolo villaggio. Del resto questo lo sapeva bene già Leopardi:

Ahi ahi, ma conosciuto il mondo
non cresce, anzi si scema, e assai più vasto
l’etra sonante e l’alma terra e il mare
al fanciullin, che non al saggio, appare.

Ecco, questo volume è una sorta di manuale d’uso per le aziende che hanno deciso che il loro mercato nazionale è diventato troppo piccolo, o – il che è lo stesso – che altrove ci possono essere opportunità interessanti di cui approfittare. Il libro nasce dall’esperienza trentennale dell’autore nell’aiutare le aziende ad ampliare il loro focus, ed è decisamente pratico e diretto al punto.

Il volume guida l’imprenditore attraverso un processo in cinque fasi:

    1. fare ricerche per scoprire quali possono essere i mercati più adatti per il proprio prodotto o servizio;
    2. raccogliere informazioni su quei mercati;
    3. iniziare la pianificazione pensando ai dettagli;
    4. preparare il lancio verificando che tutto sia in ordine; e, infine,
    5. partire con le operazioni, risolvendo gli inevitabili contrattempi e soprattutto sfruttando le opportunità che si presenteranno, come conseguenza di tutte le fasi precedenti (se saranno state curate per bene).

Un piccolo appunto: il libro è (comprensibilmente) pensato soprattutto dal punto di vista britannico, e dunque per un lettore italiano ci sono parti (non tante, per fortuna; mi riferisco in particolare al secondo capitolo, dedicato alla situazione britannica in relazione al commercio globale) che andrebbero “localizzate”. Ma del resto “In Italia è diverso!” – l’obiezione tipica che Renato Beninatto si sente muovere di frequente quando afferma che tutti i mercati sono uguali (e dunque con molte possibili varianti: “En France c’est différent !”, “¡En España es diferente!” e così via). Ovvero: “Eh, ma tu non capisci, questo vale in America, ma in Italia è diverso!” Si tratta quindi di un approccio, peraltro giustificabile, su cui si può transigere.

Per riassumere: la “conquista” di mercati esteri è oggi sia una necessità che una grande opportunità. E quindi ben vengano libri come questo, frutto di tanta esperienza sul campo e non di accademia, che prendono l’imprenditore per mano e lo guidano attraverso scenari complessi schematizzando e semplificando i processi. Questa non è un’opera rivoluzionaria e non contiene ricette sconosciute o miracolose per il successo, ma ha il gran pregio di mettere insieme in maniera organica e sensata un processo da seguire per giungere a mercati nuovi e differenti.