La traduzione automatica supportata dall’intelligenza artificiale ha ridefinito il concetto di efficienza: la velocità con cui oggi ChatGPT e strumenti simili riescono a tradurre decine di migliaia di parole al minuto è, in una parola, sorprendente. In molti casi – email operative, descrizioni di prodotti, informazioni generiche – questa tecnologia si conferma “good enough”, e il risultato è spesso più che accettabile.

Ma nel campo dei documenti legali, affidarsi solo all’automazione – per quanto faccia gola – può diventare molto costoso, e financo imbarazzante.

Steven Pressfield, citato da Tim Ferriss in Tribe of Mentors, offre uno spunto illuminante: “The disease of our times is that we live on the surface. We’re like the Platte River, a mile wide and an inch deep”. L’intelligenza artificiale, per quanto potente, rischia infatti di restare in superficie quando si tratta di cogliere sfumature, implicazioni, vincoli tecnici e giuridici di una traduzione complessa.

Ecco un esempio molto recente: un errore della funzione di traduzione automatica di Meta ha generato confusione e indignazione in India, per via del fatto che era stato tradotto in modo errato un messaggio istituzionale ed erroneamente annunciata la morte di Siddaramaiah, Primo Ministro del Karnataka. L’errore, come comprensibile, ha sollevato immediate preoccupazioni sulla sicurezza e l’affidabilità della traduzione automatica, soprattutto in contesti pubblici e delicati.

Nel mondo giuridico, la precisione non è una questione secondaria: un termine ambiguo o frainteso può cambiare il senso di un intero contratto e portare a rischi economici, giudiziari o di reputazione. Il concetto di “good enough” qui perde la sua forza.

La soluzione che prende sempre più piede, quella che appare più ragionevole oggi, è un approccio ibrido e consapevole: il traduttore umano non è prescindibile nel processo. Ovviamente parte da una base di IA e si affida a strumenti di traduzione assistita; ma il suo tocco personale, vale a dire la sua sensibilità linguistica, la conoscenza dell’argomento e dei dettagli e la capacità di cogliere sfumature, rimane fondamentale per la resa di un documento specifico o strategico o comunque importante per una persona, uno studio o un’azienda.

Lo sottolinea Fulvio Julita: “Abbinare la potenza degli LLM all’esperienza dei traduttori professionisti è la strategia più opportuna”. L’IA è uno strumento potentissimo, ma non fa magie. In ambito legale, serve andare oltre la superficie, affidandosi a chi sa davvero leggere tra le righe e assicurare la precisione che conta.