Bob Turner, The Masters
Bob Turner è un uomo fortunato. (Del resto ogni persona in gamba – ciascuna, senza eccezione – dirà di essere fortunata.)

È salito alla ribalta in questi giorni perché il suo cliente/amico, Hideki Matsuyama, ha vinto il torneo probabilmente più prestigioso per un golfista. Ma, al pari del suo cliente/amico, non è uomo che cerca di apparire. Direbbe Hogan:

Not everybody wants publicity, you know.

Lui è la persona che, con molta modestia e altrettanta professionalità, sta dietro alle interviste di Matsuyama. Matsuyama è molto riservato, e nonostante sia da molti anni sul PGA Tour parla un inglese limitato – o, quantomeno, questa è l’immagine che dà di sé. Forse c’è una strategia dietro questo atteggiamento, o – più probabilmente – la riservatezza del giocatore fa sì che si esponga il meno possibile alle conferenze stampa. Anche le domande non particolarmente brillanti dei giornalisti (“Che cosa facevi col telefono durante la sospensione per pioggia?”) possono essere un fattore.

Comunque sia, Bob Turner è il tramite tra Matsuyama e i media: traduce per lui in giapponese le domande dei giornalisti e le sue risposte in inglese. E svolge quel compito in maniera egregia: perché non solo riporta il contenuto nell’altra lingua, ma soprattutto riporta le pause, le sensazioni e il significato che sta dietro alle parole del giocatore in un linguaggio comprensibile ai giornalisti. È lui il vero media della situazione.

Il punto è che il lavoro linguistico di Turner, che fa parte dello staff del giocatore ma credo sia più equiparabile ad un amico, è decisamente prezioso per entrambe le parti: da un lato dà al pubblico un pezzo, per quanto piccolo e superficiale, della persona, e dall’altra permette a Matsuyama di rimanere in pace nella sua bolla e concentrarsi sulle attività preziose per lui.

In due parole: questo è un ottimo esempio di comunicazione efficace.