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14 04, 2021

Il senso dietro alle parole

2021-04-14T06:41:37+00:00 14 Aprile 2021|0 Commenti

Bob Turner, The Masters
Bob Turner è un uomo fortunato. (Del resto ogni persona in gamba – ciascuna, senza eccezione – dirà di essere fortunata.)

È salito alla ribalta in questi giorni perché il suo cliente/amico, Hideki Matsuyama, ha vinto il torneo probabilmente più prestigioso per un golfista. Ma, al pari del suo cliente/amico, non è uomo che cerca di apparire. Direbbe Hogan:

Not everybody wants publicity, you know.

Lui è la persona che, con molta modestia e altrettanta professionalità, sta dietro alle interviste di Matsuyama. Matsuyama è molto riservato, e nonostante sia da molti anni sul PGA Tour parla un inglese limitato – o, quantomeno, questa è l’immagine che dà di sé. Forse c’è una strategia dietro questo atteggiamento, o – più probabilmente – la riservatezza del giocatore fa sì che si esponga il meno possibile alle conferenze stampa. Anche le domande non particolarmente brillanti dei giornalisti (“Che cosa facevi col telefono durante la sospensione per pioggia?”) possono essere un fattore.

Comunque sia, Bob Turner è il tramite tra Matsuyama e i media: traduce per lui in giapponese le domande dei giornalisti e le sue risposte in inglese. E svolge quel compito in maniera egregia: perché non solo riporta il contenuto nell’altra lingua, ma soprattutto riporta le pause, le sensazioni e il significato che sta dietro alle parole del giocatore in un linguaggio comprensibile ai giornalisti. È lui il vero media della situazione.

Il punto è che il lavoro linguistico di Turner, che fa parte dello staff del giocatore ma credo sia più equiparabile ad un amico, è decisamente prezioso per entrambe le parti: da un lato dà al pubblico un pezzo, per quanto piccolo e superficiale, della persona, e dall’altra permette a Matsuyama di rimanere in pace nella sua bolla e concentrarsi sulle attività preziose per lui.

In due parole: questo è un ottimo esempio di comunicazione efficace.

17 03, 2021

Perché pagare poco è un suicidio professionale

2021-03-17T08:19:51+00:00 17 Marzo 2021|0 Commenti

Prima di mezzanotteMi metto dal punto di vista del mio potenziale cliente. Che non conosce me, non sa come lavoro, né sa come lavorano i miei colleghi, né è tenuto a sapere come funziona il mondo dell’industria della traduzione.

Lui vende i suoi prodotti o i suoi servizi, io sono un possibile fornitore; ciascuno fa il suo mestiere e il mondo va avanti. Poi un giorno le nostre strade si incrociano.

Com’è logico e ovvio, nel confronto delle offerte il primo (o comunque tra i primissimi, ma in genere il primo) spartiacque è il prezzo: perché è un concetto univoco, di comprensione immediata e globale. E a me capita più volte di vedere miei preventivi non accettati per questo motivo, più di quanto dopo un quarto di secolo di questo mestiere potrei aspettarmi.

Il solito discorso del guardare un albero e non vedere la foresta. (Beh, anche il fatto che il mondo da un anno a questa parte si è fermato ha il suo peso; ma qui intendo concentrarmi sulla foresta.)

Eppure poi vedi i risultati. Siti con traduzioni che fanno ridere, comunicazioni raffazzonate e che non raggiungono il destinatario. In definitiva sono vendite perse, soldi buttati.

Dov’è stato il risparmio? Qual è stato l’affare? Non sarebbe forse meglio dire, con Jack Walsh,

Dammi quello che è giusto, Eddy, e te lo porterò qui entro venerdì a mezzanotte

?

Non avrebbe più senso partire dalla foresta – la puntualità nelle consegne, la precisione nel servizio, la scelta delle parole chiave più pertinenti ed efficaci – per arrivare dopo, solo dopo, all’albero?

1 03, 2021

Ho comprato un frigorifero

2021-03-01T08:31:54+00:00 1 Marzo 2021|0 Commenti

Kermit and the refrigerator

Ho insomma indossato il cappello del compratore.

Oh bella! E che cosa c’entra questo con le traduzioni fatte per vendere?

L’attinenza, dal mio punto di vista, è considerevole: perché le numerose interazioni compiute per arrivare all’acquisto mi hanno ricordato i passaggi che i nostri clienti, attuali o potenziali, compiono per arrivare alla scelta del servizio che meglio risponde alle loro esigenze.

Un parallelismo mi è stato subito evidente: non c’è stata nessuna interazione “umana”. Ovvero, come capita in una quantità grandissima di casi per innumerevoli settori, il dialogo è avvenuto “semplicemente” tra me e un sito (molti siti) tramite un paio di dispositivi.

Questo è per molti versi triste, ma è la realtà dei fatti: il negozio di un’attività, al pari di quello di una fetta significativa di fornitori di servizi alle aziende, è racchiuso dentro uno schermo.

E dunque le interazioni sono principalmente digitali (personalmente non perdo occasione per andare a fare visita ad un cliente, e ogni volta esco dall’incontro pieno di energie nuove; però nella fretta del lavoro di oggi questo è di rado possibile); ma – e qui c’è una differenza significativa rispetto al frigorifero, che nella sua essenza è una scatola il cui contenuto è indipendente dal venditore – il fattore umano nella vendita di servizi per aziende rimane prioritario.

Anche perché, a dirla tutta, un servizio non può per definizione essere una scatola, e la vendita di un servizio ha bisogno di assistenza, in genere sotto forma di una o più mail e/o telefonate.

Il venditore di un servizio ha un arma potentissima nelle sue mani: il tocco personale. Deve dunque essere bravo chi vende, dal momento che i servizi di fornitori differenti non possono per definizione essere sovrapponibili in maniera esatta.

Quindi chi vende traduzioni per aziende vende qualcosa in più di una scatola: vende un’esperienza personalizzata, vende un vestito fatto su misura, vende un caffè macchiato col cuore disegnato sopra.

19 02, 2021

Perché questo blog

2021-02-23T08:32:33+00:00 19 Febbraio 2021|0 Commenti

BrainfoodBrainfood 2.0 è un’araba fenice, che nasce oggi per così dire dalle ceneri di Brainfood per parlare di traduzioni fatte per vendere, di traduzioni che vendono, di come scrivere per tradurre, di che cosa tradurre e che cosa no: insomma per supportare i nostri clienti, e coloro che vorranno anche solo semplicemente fare un pezzo di strada con noi, nel marketing e nelle vendite in paesi differenti dall’Italia, oppure in Italia di prodotti e servizi provenienti dall’estero.

Che cosa è stato Brainfood? È stata l’estensione naturale del mio libro dedicato all’industria della traduzione e che vide la luce nel lontano 2005; libro che ancora oggi risulta essere l’unico esistente sul tema del marketing delle traduzioni. Anzi mi ascrivo il merito di aver introdotto e diffuso in Italia il sintagma “industria della traduzione”, che oggi è pienamente accettato ma era una novità qualche lustro addietro.

Il blog prese il via il 28 novembre 2009 con un articolo che conteneva alcuni semplici suggerimenti volti a ridurre i costi relativi a testi destinati ad essere tradotti. Dirò incidentalmente che quel giorno è una pietra miliare nella storia digitale di Tesi & testi: avvenne in maniera del tutto casuale, ma quello stesso giorno di dieci anni prima andò online per la prima volta il sito aziendale.

Il blog visse fino a fine 2016, quando un accadimento esterno mi portò a “interrompere le trasmissioni”. Ma in quei sette anni sono successe tante cose, noi abbiamo servito tanti clienti, io ho fatto tanti errori e dunque imparato tanto, e ho tentato di trasmettere un pezzetto della mia esperienza a beneficio di clienti e traduttori.

Poi il mondo – ma guarda un po’! – è cambiato, e la presenza dei social si è fatta massiva e onnipresente. E dunque le regole che valevano qualche anno fa per la vendita di prodotti e servizi oggi non valgono più; o, più precisamente, i principi sono sempre i medesimi, ma gli strumenti e le tecniche sono completamente differenti.

Da oggi dunque esiste Brainfood 2.0, con l’obiettivo di divenire un parlamento, un parlatorio, un luogo di discussione e dibattito sulla traduzione fatta con l’obiettivo di vendere prodotti e servizi, o più in generale di trasportare un contenuto in una lingua differente.

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